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Blood bank: quando una società repressa scopre la fanfiction

Cosa ho imparato dall’Inghilterra vittoriana? Che a forza di reprimere la sessualità del singolo, si finisce a dragare il Tamigi in cerca delle vittime di stupratori seriali. Ciò che credo di aver appreso dalla lettura di questo blocco di fumetti coreani, non è poi tanto diverso.

Vediamo insieme di dare un senso agli euri spesi per queste copie cartace prese appositamente per scrivere questo articolo. Se siano o meno soldi ben spesi, lo lascio decidere a chi leggerà questo post, anzi, invito a lasciarmi questo feedback nei commenti.

Edizioni pornolusso e altre amenità

Ciò che accomuna diversi dei titoli di cui tratto in questo post è l’ essere disponibili gratuitamente in rete, o in costose copie patinate tra gli scaffali delle fumetterie. La via di mezzo non è contemplata. Quando dico in rete, alludo al fatto che siano pubblicati come webcomic, a chi dovesse mancare questo passaggio, segnalo l’articolo precedente: Tower of god e il mondo dei webcomics coreani.

Cofanetti bianco ghiaccio, copertine traslucide e volumetti di grande formato sono solo alcuni dei dettagli chic con cui questo genere letterario viene impreziosito. In fumetteria e libreria sono albi impossibili da sfogliare, altro elemento che li rende sfiziosi a certi occhi. Chiusi da uno strato di cellophane o da una bandella di cartoncino che ne impedisce la consultazione casuale, è così che queste pagine si lasciano lontano dalla portata di alcuni dei clienti più ignari del settore: i bambini. In questo caso l’accorgimento è funzionale, ma il fatto che siano chiusi, aumenta la curiosità nei loro confronti e l’utilità delle info reperibili in rete per capire se il contenuto possa o meno fare per noi.

Perché sono consigliati al pubblico adulto?

Quasi tutte le copertine che ho visto per questo genere, portano la dicitura “per un pubblico adulto”. La ragione è presto detta, si tratta di un filone che non disdegna le scampagnate nel porno e le cospique sortite nell’erotico. A seconda di dove e da chi siano prodotti, questo vale anche quando il pene sia censurato, coperto, o addirittura omesso dalla vignetta lasciando uno spazio bianco, tanto per essere chiari. Mi piacerebbe dover semplicemente segnalare personaggi intenti ad amoreggiare e invece no, siamo in una società strarepressa quindi l’impulso che va per la maggiore è l’interesse voyeuristico di osservare chi sia intento nell’azione, più che nel partecipare. I trigger warning obbligatori qui vanno prevalentemente allo stupro e alla violenza, soprattutto psicologica. Il tutto rende queste storie più adatte al pubblico adulto che dovrebbe essere quello in grado di distinguere la finzione pruriginosa dalla realtà, potendone anche apprezzare l’aspetto sordido, senza rimanerne segnato.

Boy’s love, prima noti come Yaoi

Per entrambi i termini lascio il link alla voce di Wikipedia, ma mi permetto di fare un estrema sintesi: è quel genere di fumetto in cui le relazioni amorose/sentimentali/sessuali siano del tipo M/M. Uomini che frequentano altri uomini. Il genere è ampiamente diffuso anche in Giappone dove, nella mia esperienza, si è superata la mera intenzione di fare sensazione e si ha più spazio per storie complesse, relazioni più autentiche e calate in un tessuto sociale più probabile. A chi volesse approfondire seguendo chi ne parli più spesso e con più cognizione di causa, segnalo gli account Instagram: le_tsundoku e Tsundere.comics.

L’intento edonistico è palese e il risultato spesso è qualcosa davanti al quale l’esteta non può che annuire. Se un corpo nudo è bello, lo è ancor di più se esposto a un tattico raggio di sole, riflesso dal corpo unto di olio da massaggio del suo amante. Non nascondo un velo di comprensione per chi dovesse smettere di leggere a questo punto, ma l’introduzione era un po’ più lunga del solito, nel preciso intento di non dover difendermi dai meri passanti. Il tassello che forse sfugge a questo punto non è più chi siano i protagonisti di queste storie, ma per chi siano scritte. Il target principale di queste storie sono le giovani donne. Non si tratta di rappresentare l’amore tra esseri umani, ma di fissare dallo spioncino parti di esse. In particolare per ciò che viene pubblicato in Corea del Sud, mi sembra una precisazione utile. Le storie pensate per essere lette dagli uomini sono note con il termine, ancora giapponese: Bara.

Pare provato che parte dell’interesse sia proprio poter osservare due protagonisti privi di una donna con cui contenderseli. Dove una lettrice può essere libera di immedesimarsi in uno dei due, magari nel più gentile e aggraziato, senza competizione. Alcune invece preferiscono osservarli indisturbate attraverso una sorta di finestra aperta sul Giardino proibito. Il fatto che gli/le omosessuali siano ancora considerati persone con un costume proveniente dall’estero e avulso dalla società, è un elemento che qui sembra accantonato ai fini del mero spettacolo.

Un po’ di titoli e dove trovarli

Painter of the night e On e off, sono state le due letture sottoforma di webcomic. I numeri uno di Killing stalking, Bj Alex e Blood bank sono incipit che ho preso su carta, anche per analizzarne un po’ le edizioni pubblicate in italiano, sulla base del webcomic originale.

  • Painter of the night: tavole mozzafiato e ambientazione storica. La vicenda è problematica, pare proporre una certa critica al sistema iperclassista del Paese, calandolo nel periodo feudale.
  • On e Off: ambientazione aziendale contemporanea (letto qualche capitolo nel 2020 – ora pubblicato da Star comics). Un gioco di potere a confine col mobbing che passano dal dirigente che si approfitta del nuovo tirocinante. Io lo definirei addirittura un rapporto abusivo in piena regola, ma l’ho letto tempo fa e di certo il mio ricordo potrebbe essersi asciugato.
  • Killing stalking, J-pop: ipotetico presente con versione storpiata della Sindrome di Stoccolma. Lui e lui sono rispettivamente aguzzino e prigioniero segregato nello scantinato. Inutile dire che anche questo lo indicherei come una partenza sia abusiva che problematica.
  • Blood bank, J-Pop: mondo urban fantasy con protagonisti i vampiri e i loro servitori umani. La vicenda segue un vampiro lord e la sua attrazione verso un umano che non è in grado di soggiogare.
  • Bj alex, J-Pop: ipotetico presente che segue le vicende di un cam boy che incontra un fan nella cosiddetta vita reale. La parte più disturbante forse è proprio lo sgretolarsi della coltre di lustrini offerta dalla dimensione virtuale (ne ho letto i numeri 1 e 2 perché ho provato l’edizione in cofanetto invece che quella con le copie “sciolte”).

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Quale consiglierei e perché

In un mondo in cui si tenta di diversificare la proposta di intrattenimento, la crescita di domanda verso le nicchie narrative sembra inevitabile. Lo dimostra il successo di tutte le fan fiction che coinvolgano personaggi non canonicamente abbinati. Un esempio? Le molteplici storie scritte su Harry Potter e Draco Malfoy . È il vecchio fascino del proibito, di ciò che alcuni avrebbero voluto che si verificasse. Il fatto che padroni e schiavi siano decontestualizzati dal Bdsm così come dalle piantagioni di cotone un po’ mi disturba, ma immagino di non poter parlare a nome di altri lettori. Ecco perché il titolo che consiglierei di provare è il più grottesco della selezione: Blood bank.

Quando il sadomaso è consenziente e si basa sulla premessa del gioco delle parti, non vedo perché non possa essere un prodotto da leggersi per distrarsi a fine giornata. Consigliato ai 18+ che potrebbero coglierne anche lo sfondo ironico e burlone. Di sicuro per me, avida lettrice di storie vampiriche, la farsa è facile da cogliere e da apprezzare. La proposta di un’inversione dei ruoli è proprio un espediente semplice, ma funziona. Soprattutto se applicata a una banca creata per gestire i traffici di sangue umano tra i nobili vampiri in grado di attingerne. Ci ho letto almeno un paio di critiche alla società contemporanea che non si nascondono nemmeno tanto sotto agli strati di pettorali e addominali esposti ad arte.

Da Chiaretta, autrice genovese di Banana? Banana! ho imparato che si può scrivere di un fruttivendolo che vende solo banane senza risultare volgare. Dai coreani ho avuto conferma che più si reprime una pulsione, più rispunterà fuori con violenza, anche con risvolti inaspettati – tanto violenti e volgari da risultare assurdi.

Non so dire se io sia riuscita a scrivere di aitanti giovanotti pensati per un pubblico di signorine, quel che mi sembra di poter aggiungere in conclusione, è che capisco chi faccia fatica a inserire queste storie tra quelle rappresentative della comunità LGBTQIA+, qui i ruoli sono melodrammatici e stereotipati, spesso in ossequio a una pantomima che poco ha a che fare con la realtà e molto con la teatralità. I ruoli ricorrenti e antitetici di Maschio Alfa e beta, vittima e carnefice, giovane e mingherlino contro più maturo e possente, diventano in fretta stucchevoli o più che rivelatori di relazioni poco utili alla crescita personale e molto utili alla mera distrazione. Alcuni sono impossibili da ignorare perché disegnati con un gusto straordinario, ma altri fisici statuari non sono sufficienti a coprire i buchi narrativi sullo sfondo e i danni potenziali che queste storie possano creare in chi sia in cerca di modelli in cui riconoscersi.

Letto in: Silb, Blood bank n.1, J-pop

Published in Manwhatale

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