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Categoria: Recensione libro

On writing

«If you don’t have time to read, you don’t have
the time (or the tools) to write*». p.167

Letto in: Stephen King, “On writing: a memoir of the craft”, Hodder, London, 2012.

[Pubblicato per la prima volta nel 2000, 354 pp].

In estrema sintesi:
★★★★★
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Tre tazze di Tè, un batsegnale dalle vette del Karakorum

Dopo aver letto Tre tazze di Tè mi sono trovata a leggere delle critiche al riguardo che ho trovato non solo inutili, ma anche piuttosto offensive. Quelle che seguono sono le righe che ho dedicato a questo volume su Goodreads, spero possano offrirvi un’idea chiara di quale sia la mia posizione al riguardo. Buona lettura!

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Letto in: Mortenson – Relin, “Tre tazze di tè”, Rizzoli, Milano, 2009.

[Pubblicato per la prima volta nel: 2006, 500pp].

In estrema sintesi: ★★★★★
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Kafka sulla spiaggia

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Buongiorno miei affezionatissimi,

oggi vi parlerò di Kafka sulla spiaggia, Haruki Murakami, Einaudi

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[quella mostrata è esattamente l’edizione in cui l’ho letto]

Per come la vedo io, i libri sono un po’ come le persone, per citare ancora una volta Pirandello sono: uno nessuno e centomila insomma, possono essere percepiti/declinati/compresi in maniera diversa a seconda del lettore che si trovano davanti. Kafka sulla spiaggia in questi giorni si è confrontato con una lettrice che dovreste cominciare a conoscere, me.

Non credo di essere l’appendice nasale più rassicurante da avere di fronte quando si sia fatti di carta e inchiostro, ma questo volume può trarre un sospiro di sollievo, non lo costringerò a guardarsi allo specchio nè a porsi domande troppo complicate, mi limiterò a scrivervi qualche riga che parli di Lui e poi lo riporterò sullo scaffale della biblioteca a cui appartiene. Facile, rapido e indolore.

“Questa introduzione a cosa è servita?” -Direte voi- Beh miei affezionatissimi, a questo punto dovrebbe esservi piuttosto chiaro che i preamboli non sono il mio forte, ma forse vi sarà anche chiaro che questo libro mi sia piaciuto molto e che nelle prossime righe potrete avere un’idea del perchè.
N.B.: non si tratterà di uno dei miei post più chiari e/o esaustivi. Credo che questo libro in particolare possa essere recepito in maniera sensibilmente diversa da ciascun lettore perciò scriverò solo quel che ipotizzo possa essere recepito da un archetipico “chiunque” senza la pretesa che questo esperimento possa effettivamente avere successo.

Buona lettura!

Non sarei sincera se dicessi che sono arrivata autonomamente a questo volume, anzi, devo complimentarmi con la persona che mi ha indicato di partire proprio da questo,è stato un ottimo trampolino di lancio -grazie internet-.
A questo punto la prima e l’ultima cosa utile che posso scrivere è: se pensate di avere dei gusti letterari simili ai miei, e volete approcciarvi a questo autore, considerate seriamente di partire dalla lettura di questo volume. Funziona.

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Spiderwick Chronicle

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Buongiorno miei affezionatissimi,

oggi si parla de Spiderwick, le cronache. L’edizione in cui l’ho letto io è:

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The Spiderwick chronicle – The completely fantastical edition, DiTerlizzi – Black, Simon & Shusters .Farò riferimento alla suddetta per tutto il post.

Da qui in avanti arriveranno le mie considerazioni al riguardo, con tanto di accenno alla trama senza spoiler, Buona lettura!

Se c’è una cosa che ho imparato sui bambini è la seguente: non trattarli da bambini, racconta le cose così come le hai immaginate, e avrai la loro attenzione. Sgarra e fallirai miseramente.

Holly Black e Tony DiTerlizzi lo hanno fatto e i bambini lo hanno avvertito. Ecco la differenza tra un buon libro per bambini e i romanzetti semplificati, i primi sono godibilissimi anche dagli adulti, siano essi genitori o lettori curiosi, i secondi piacciono solo a qualche bambino e poi lasciano il tempo che trovano. Inutile dire che quest’opera rientra, comodamente, nella prima categoria.

Trama secondo me: i fratelli Grace -Jared, Simon e Mallory- sono avviliti dal trasferimento forzato in una magione sgangherata e alquanto fatiscente, ai loro occhi tutta la situazione sembra inutile e priva di senso, fino a che un libro -ancora più rattoppato della casa in cui sono finiti- gli mostrerà mondo sommerso che diventerà così determinante nelle loro vite da non poter più essere ignorato.

La serie si compone di 5 libri, e riprendendo gli appunti che ho lasciato su Goodreads posso dire che: tutta la serie è piaciuta molto, forse il secondo mi ha presa un po’ meno, mentre il quarto e il quinto mi son piaciuti ancora di più, ma nel complesso è una serie che mi ha proprio fatto piacere leggere.

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Zoya

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Buongiorno miei affezionatissimi,
anche oggi vi parlo dell’ultimo libro che ho letto.
Sperando possa farvi un minimo di compagnia in questa giornata torrida, vi auguro una buona lettura!

Qualche giorno fa ho deciso di partecipare alla Challenge A-Z 2015 indetta dalla Penguin e, dopo aver accuratamente depennato i 5 romanzi che ho già letto in passato, oggi ho depennato il primo titolo “nuovo” dalla suddetta lista. Apro le danze con la lettera Z, cioè con

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Zoya di Danielle Steel, Sperling & Kupfer editori

Prima di arrivare alla recensione vera e propria mi concederò una breve parentesi, certa che comprenderete il nesso con quello che poi sarà il mio giudizio su questo titolo.

Tra le librerie dove mi è capitato di gironzolare in cerca di nuovi titoli da leggere, credo che ci sia sempre stato almeno un libro di Danielle Steel e in casa mia sono entrati almeno una ventina dei suoi romanzi che hanno regalato a mia madre ore e ore di lettura, ma non ne avevo mai letto uno.

Io ho un discreto livello di auto-disciplina e sono in grado di impormi anche cose insulse, vd.: mai leggere i romanzi di mia madre.
Lei mi ha sempre permesso di leggere i suoi volumi, ma è pur vero che siamo due persone talmente diverse che non stupisce che io abbia mantenuto questa sorta di regime per anni, quello che invece dovrebbe stupirVi è che io abbia cominciato a leggerne uno ogni tanto, ma…lei ha parecchi libri e io leggo parecchio. I conti tornano.

A corredo potrei aggiungere che Zoya non è esattamente il genere di romanzo che leggerei di mia spontanea volontà, ma se non è il mio primo post che leggi su questo blog, questo lo sai già, quindi posso proseguire. Ah, questa volta troverai qualche gif di Anastasia a corredo, perchè ricordano vagamente i temi di questa storia e perchè penso che possano rendere questo post un po’ meno pieno di testo.

La trama è condensata nella quarta di copertina, ma io vi lascio la mia solita “trama secondo me”.

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Storia d’amore e di morti viventi

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Buongiorno miei affezionatissimi,

sono parecchio accaldata al momento, ma vi regalo qualche minuto del mio tempo per parlarVi di un libercolo che penso proprio che potrebbe piacerVi.

Di seguito troverete la mia recensione che sarà acidamente sincera, come tutte le precedenti, nonostante quel gentilissimo individuo che è Simone Galli abbia deciso di inviarmi la sua creatura perchè io gli dicessi che ne penso. Ed ecco il risultato signori miei, a voi e a lui, una buona lettura!


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Storia d’amore e di morti viventi, Simone Galli, Giovane Holden Edizioni

Pagine: 137 

Questa volta niente trama o citazione preferita, perchè spero gli darete una possibilità, ma riporto di seguito quel che è scritto in quarta di copertina:

«  Oramai è innocuo. Per sicurezza gli spezzo gli arti rimanenti e sempre con l’aiuto della vanga lo giro sulla schiena. Continua a ringhiare e digrignare i denti nella mia direzione.La pelle è grigia, putrefatta, come se fosse morto da un pezzo. L’odore mi dà il voltastomaco. Ora quella parola posso dirla. Questo coso è un fottuto zombi. La tentazione è quella di spaccargli la testa, ma se mi sbaglio? Metti caso che ha la più strana delle malattie, già gli ho spezzato tutti gli arti, poi se lo ammazzo cosa dico al processo? Scusatemi ma credevo fosse un morto vivente?

»

Questo è un romanzo italiano – piuttosto breve- sugli zombi.

E credetemi quando vi dico che non avrei mai detto che una premessa del genere mi avrebbe portato ad apprezzare un libro, ma così è stato.

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