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Ragazze cattive e la peggio gioventù coreana

Fortunatamente c’è una fine all’annichilimento possibile all’essere umano. Purtroppo non è questo il fumetto che chiude quel cerchio. Dal prossimo titolo ricomincerà il flusso di ossigeno verso un oggi e un domani più sereno, ma qui siamo nelle acque di chi stagna ancora nelle sabbie mobili della crisi. La storia ha per soggetto quelle “brutte frequentazioni” da cui ci hanno messo in guardia i nostri genitori.

Sesso, droga & rock and roll si dice fossero tra i principali canali di evasione di una certa gioventù. Peccato che la storia sia ambientata in Corea, nel 1990, e ci sia una certa penuria di rockstar. In mancanza di Elvis e compagni ci toccherà un tour per bordelli e vicoli dello spaccio. Diamo il via a una bella carrellata di malessere e miseria. Per altro una storia che non mi ha lasciato molto a livello personale, ma che credo sia un passo importante per entrare nell’ottica di chi trova un’unica soluzione possibile: scappare. Di casa, dai genitori, dal Paese… il più lontano possibile da chi non ha gli strumenti nè la serenità per comprenderci.

In qualche modo distorto, è come tornare tra i sobborghi inglesi postindustriali in cui non c’era posto per nulla che non fosse lavorare fino a sfiancarsi, per potersi permettere quel brodino di cavolo dei genitori di Charlie nella Fabbrica di cioccolato. A differenza dell’ultimo post – dedicato a Malerbe – qui mi permetto di fare qualche cenno alla trama. Nello spirito dei lettori di oggi, qui ci sarebbero molte cose di cui avvisare prima della lettura. In qualche modo ho voluto farlo menzionando subito che i protagonisti, più precisamente LE protagoniste di questa storia, si trovano nel territorio instabile delle sabbie mobili. Un oggi deprimente, che non sembra riservare un domani migliore di ieri. Diversi tipi di violenza e abuso, condite in scenari che si distinguono per gradi di povertà e degrado.

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Se non vi fosse ancora salita alle narici spontaneamente, vi proporrei una sensazione olfattiva. Qui siamo nel regno metallico del sangue e dell’asfalto. Nel mondo privo di glitter in cui la cipria serve solo per coprire i lividi e un vestito serve solo per non girare nudi per strada, quasi gli esseri umani fossero insaccati in vetrina dal macellaio e non giovani donne che devono ancora raggiungere una certa confidenza con il loro corpo. Per quanto riguarda il genere letterario, questa è un’opera di formazione, che parte dalla preadolescenza e fatica ad arrivare all’età adulta. La parte più difficile per me come lettrice, in questo caso, è l’incertezza. Il non sapere se si tratti o meno di una storia autobiografica. Se lo è, sappiamo che apprtiene al passato dell’autrice e ci possiamo augurare che le cose le siano andate meglio, ma se non lo è… come giustificare tanta nicotina sparata in faccia, senza nemmeno la possibilità di godersi la fragranza del tabacco?

Forse il punto è più alto e sono stata io a non coglierlo. Quasi sia una perifrasi di quella Banalità del male cara ad Hannah Arendt.

Complice un segno graffiato e una mano che preferisce tratteggiare il vago rispetto al dettaglio, l’intera storia risulta visivamente un po’ confusa. Quasi noi fossimo spettatori di vignette nascoste dietro un filtro a base di vapori venefici e acidi sottolinguali. Lo stile di Ancco ci riporta ad alcuni degli occidentali del “Disegnato male”; su tutti, in Italia, menzionerei Gipi. Il graffio e la stilizzazione di un mondo vagamente intollerabile ben si adatterebbero alla vicenda, ma credo siano tra i complici che allontanano il lettore dalla possibile empatia con Pearl e le sue cosiddette amiche.

Non so dire se leggere questo graphic novel possa essere utile ad avvicinarsi al fumetto coreano, quel che credo urli in ogni pagina è che il disagio di ognuno non va sottovalutato. Tra le forze militari coinvolte in Desert shield, non credo che la Corea del Sud vivesse serenamente il profilarsi della Guerra del Golfo, ma più in generale è il tipo di vicenda che credo voglia sottolineare che l’erba del vicino non è sempre più verde.

Per un parere meno controverso su questo fumetto, segnalo il post su Ragazze cattive pubblicato sul blog la Corea 360.

L’edizione italiana, come si nota dalla foto del post qui sopra, è pubblicata da Canicola. Io l’ho letto qui: Ancco, Bad friends, Drawn & Quarterly, 2018

 

Published in Manwhatale

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