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Gwi – lo spettro (non del Natale passato)

Un protagonista dannato tanto caro alle crocerossine. Un uomo il cui sguardo è carico di quel tormento misto a determinazione che è in grado di sciogliere più di una pudica ritrosia. Se Musang è in questa selezione però, non è merito del suo ciuffo ribelle, il resto del post spero sia in grado di confermarlo.

Farsi una scorpacciata di fumetti coreani – come con tutti i prodotti letterari – è mettersi alla prova, sfidandosi ogni giorno con generi e tradizioni anche molto lontani da noi. Capita anche di rimanere scottati e di preferire un mestolo di olio di ricino al continuare a leggere, ma oserei dire che è capitato a tutti. Avrei piacere di pensare che non possa capitare con questo specifico titolo, ma mai dire mai. Qui ne approfitterei per scrivere due righe a proposito di quel che può capitare a chi si trovi a leggere tanti fumetti, soprattutto quando letti tutti di seguito, come è stato il caso del mio esperimento. Avevo anche la pretesa, alla fine di questo viaggio, di aver scritto qualcosa di generico sul fumetto coreano in ogni post dedicato a un singolo. Forse non varrà per tutti i post della rubrica, ma questo è uno di quei casi.

Manga e manwha, somiglianze o plagi?

Oserei dire che leggere romanzi fantasy può essere la palestra perfetta per comprendere il fenomeno che segue. Non stiamo qui a raccontarci di come sia straordinario essere gli eletti delle Muse e creare cose nuove dall’argilla, perché non per tutti è così. Al netto dei plagi, che oltre a essere antipatici hanno la piccola aggiunta di essere illegali, come possiamo pretendere che la Corea sia impermeabile al Giappone? Quante volte capita che sedicenti scrittori scopiazzino la Commedia di Dante e le Sacre Scritture scrivendo di angeli e demoni? Siamo nel 2021, è anche il caso di smettere di indicare il naso di Cyrano, e sforzarsi di notare qualcosa di più. – Cronaca contemporanea dixit – non tutti hanno una cultura tale da riconoscere le citazioni che ad altri sembrano ovvie. Quindi sì, qualcuno potrebbe collegare Berserk a svariati fumetti con protagonisti con grosse spade. Inviterei quel qualcuno a prenderne mentalmente nota e andare avanti. Quando vi sembrerà di leggere una minestra riscaldata sarò la prima a dirvi di fermarvi, ma con il criterio di alcuni la letteratura si sarebbe fermata prima del passaggio dal papiro alla carta. Non sto dicendo che sia sbagliato, ma trovo che faccia riflettere.

La scena coreana è più giovane di quella giapponese e gli editor, se vogliamo, capita che siano più inesperti. Non tutti hanno il naso fino per le somiglianze e non tutti se la sentono di partire con prodotti completamente innovativi che non sanno come saranno ricevuti dal pubblico. Se la Corea e il Giappone hanno fatto tanta fatica ad aprirsi verso l’estero e l’Occidente, è anche perché i primi tentativi li portarono a fare fini orrende. Anche io vorrei riprendere i grandi successi del passato, se al primo insuccesso finissi appesa per gli alluci in sala mensa. Le somiglianze ci sono. Sì. Qualche volta si tratta di tributi. A volte si tratta di antichi miti e leggende comuni dati talmente per scontati da risultare parte del folklore. Capita perfino che siano cose che li hanno colpiti di altre tradizioni, dal mito greco alla serie tv americana, ma poi raccontano qualcosa di diverso? Direi che nel caso di prodotti come Gwi, la risposta è: sì.

kim-young-oh-gwi

Le righe precedenti mi siano da monito e possano essere quello shampoo di umiltà che dimentico di fare ogni volta che attacco con la pantomima del “non è niente di nuovo!” ” ai miei tempi…”

Gwi the spectre, serie completa in 5 volumetti

Il nostro protagonista è marchiato con un simbolo demoniaco e porta una grande spada. Ecco il perché delle premesse del caso, ciò scritto:
Questa è una storia di antichi rancori e vendette, di una lunga caccia che sappiamo avrà fine, in un modo o in un altro, dopo grandi spargimenti di sangue. Il cast di comprimari ha qualcosa di sovraumano, non solo in termini di abilità, ma anche nella loro capacità di catturare lo sguardo – figlia dell’abilità del disegnatore, Kim Young-Oh. Vi sfido a distogliere l’attenzione da queste tavole, in particolare da quelle che comprendano almeno un occhio. Per quanto mi riguarda, l’ho potuto fare solo dopo averli comprati tutti.

Dello sceneggiatore, come spesso accade in questi casi, so proprio poco. Nessun cenno biografico. Posso solo anticipare che tornerà nella mia selezione. “Non so che viso avesse / neppure come si chiamava” eppure direi che mi piace il suo modo di tirare i fili, il suo svelare le cose poco alla volta e tutte insieme, a seconda del tipo di lettore che si trova davanti. Qui alla prova con un’ambientazione fantamedievale riesce bene e serve al suo disegnatore una pietanza, che comunque fosse in sede di storyboard, si assesta a sufficienza da essere sensata su 5 volumetti. Non saprei dire se fosse pensata per essere più discorsiva, con queste serie non è banale capire se la durata sia figlia della volontà dei loro autori o della tirannide della sua tiratura. Tuttavia è stata in grado di mettere la parola fine, il che è più di quanto facciano altri.

Ottimo (auto)regalo di Natale viste le copertine a grande impatto visivo e le dimensioni compatte dei 5 albi. Così come la stella di Natale in foto, che viene da una piazza Ail.

Letto in: Oraebalgeum – Kim Young-Oh, Gwi the spectre nn. 1/5, Flashbook, 2008

 

Published in Manwhatale

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