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Hell blade, un manwha su Jack lo squartatore

Al grido di “si stava meglio quando si stava peggio”, fuggiamo verso una città dagli aneddoti ameni, la Londra di Jack lo squartatore. Farò riferimento all’edizione in italiano, ma segnalo che il titolo è simile in diverse lingue. In inglese è disponibile come “Jack the ripper – Hell blade”.

Qui un fumetto che funge da esempio per una lunga lista di titoli interrotti nella loro pubblicazione italiana. Il che è un discorso che può essere fatto in generale, ma che è capitato forse in special modo con i manwha. In questo caso, Gp publishing si interruppe a 4 numeri su 5. Ho deciso di scrivere di questa su tutte perché mi è piaciuta e, con l’acquisto in lingua straniera del volume 5, può essere completata. A differenza dell’aneddoto valido per Goen, in questo caso non porto rancore. La casa editrice nel frattempo ha chiuso i battenti e mi sembrerebbe ingiusto e anche un po’ futile continuare a rivolgerle il mio astio.

Un serial killer terrorizza le signorine dell’alta società. Quello che il volgo ignora è che le donzelle potrebbero dormire sonni tranquilli, il suo obiettivo non è il gentil sesso, ma qualcosa che ne ha solo le sembianze.

Certo, ridurre le vicende, seppur romanzate, di uno dei pluriomicidi più famosi di tutti i tempi in 5 numeri a fumetti non è un’operazione consigliabile. Peggio ancora, dissuaderei altri scrittori dal solo citarlo per sbaglio. Esiste chi è sopravvissuto dal raccontarne le vicende, addirittura sostenendo una teoria poi invalidata, ma quel qualcuno è un certo Alan Moore. E non si tratta propriamente di un esordiente.

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Ancora una volta, se mi sento di segnalare questa serie, non è solo per il tentativo di twist su una storia arcinota di un periodo storico per cui ho notoriamente un debole. Uno dei fattori che mi porta a segnalarla è di certo il segno del suo disegnatore. Una mano che non ha paura di calcare sui muscoli esposti e coinvolti nell’azione, quanto sugli schizzi di sangue.

Il risultato è una storia sopra le righe che poco aggiunge a quella originale, ma che ha il pregio di risultare d’intrattenimento. Se possiamo comprendere chi cerca rifugio nelle sottane delle dame di corte, penso sia anche possibile comprendere chi cerchi ristoro nella catarsi violenta proposta in Hell blade.

Nota a corredo, il videogioco semi-omonimo “Hellblade”, scritto tutto attaccato, non ha nulla a che vedere con questo soggetto.

In foto il numero 2 perché al momento dello scatto non avevo ancora recuperato la copia dell’1.

Published in Manwhatale

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