Mikael Niceforo, classe 1981, si definisce “l’omino dei fumetti” di via Molteni 54r. L’intervista che propongo era un lungo scambio di opinioni. Spero che le cesure e i manexi – leggi maneggi – che ho praticato non la uccidano prima del tempo. Si è parlato della situazione del fumetto italiano, di come lui abbia cominciato a leggere – e poi vendere – fumetti e di svariati annessi e connessi. Buona lettura!

Il fumetto visto con gli occhi di un fumettaro

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Mikael durante il firmacopie di Balthazar l’Implacabile

Come sei arrivato a gestire la fumetteria del tuo quartiere?

Ho cominciato a lavorare poco dopo aver finito il liceo. Le fumetterie esistevano già, ma i miei Venom* li compravo in edicola. La cosa è cambiata quando ho cominciato a lavorare per International comics. A un certo punto Alastor ha rilevato l’attività e io sono rimasto. Cambia l’insegna, ma rivedere un volto noto credo che sia stato utile per la continuità dei clienti.

Trovi che ci sia qualche differenza tra il tuo lavoro e quello di qualsiasi altro esercente?

Penso che ci sia una grossa differenza tra un supermercato e un negozio, più che tra un negozio e un altro. In un centro commerciale puoi anche non salutare mentre in un negozio si parte dall’incontro con una persona. Questo è un negozio nel macro-settore dell’intrattenimento quindi, dopo un paio di volte, ci scappa anche il discorso.

… E rispetto a un bibliotecario e/o un libraio?

Sono lavori abbastanza simili, si tratta di consigliare letture cercando di capire quali siano i gusti del cliente. Che si tratti di un cliente affezionato o di chi entra per la prima volta.

… è più difficile trattare con il cliente che hai da vent’anni o con il cliente occasionale?

C’è tanta psicologia nel mio lavoro, ma non mi risulta difficile trattare con nessuno. Prima di tutto il resto, è necessario capire che persona hai davanti. Alcuni miei clienti sono diventati miei amici, magari proprio perché ho tenuto loro un fumetto al momento giusto.

Dove ti sembra che stia andando il fumetto – perlomeno in Italia -?

Credo che abbia subito una trasformazione simile a quella del videogioco ai tempi della Playstation. Il fumetto è passato dall’essere un prodotto di nicchia all’essere qualcosa per tutti. Hanno chiuso un sacco di edicole, ma credo che i venditori, di fumetti, più penalizzati siano proprio le fumetterie. L’arretrato è diventato molto difficile da vendere e questo ha minato il concetto stesso di fumetteria.

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Mikael allo stand di Alastor dello Smack & play 2017

… gli arretrati non si comprano o si comprano altrove?

A parte l’arretrato su eBay o simili, no. Non si comprano proprio. Forse perché c’è anche troppa offerta di nuovi prodotti. Le serie vengono spesso abbandonate dopo pochi numeri ed è raro che si recuperino i volumi mancanti di una serie già in corso da tempo. Si legge meno di prima e si ha meno pazienza. Credo comunque che ci sia più voglia di collezionare che voglia di leggere.

… e ci sono cose che non aiutano affatto a invertire la tendenza…

Penso che tutti dovrebbero provare a leggere un po’ di tutto – come faccio io -, invece noto un sacco di fondamentalisti che leggono solo questo o quello. Tra le altre cose che critico ci sono le copertine variant. «Io odio le variant». Altro materiale da collezionismo che non aggiunge nulla alla lettura. Senza parlare dei graphic novel che hanno creato un nuovo pubblico che – spesso – legge solo quelli. In libreria è molto difficile riuscire a leggere «quello che c’era prima», ma «è come ascoltare gli Iron Maiden senza sapere chi siano i Black Sabbath».

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Alastor Genova durante il firmacopie di Darek

C’è differenza tra comprare un fumetto da te o comprarlo online?

Non è che ci sia tanta differenza, ma preferisco comprare le cose in negozio. Compro online quasi solo quello che non trovo dalla mia zona o che è proprio in maxi offerta. E questo non capita poi tanto spesso. Il fumetto così sdoganato ha fatto passare le fumetterie un po’ in secondo piano, ma non puoi farti consigliare qualcosa – per davvero – dall’algoritmo di Amazon. L’algoritmo non spiega a un padre perché non gli consiglierei di acquistare Tokyo Ghoul per il figlio di 10 anni. Con l’avvento dei social network si parla di meno, anche nei negozi, ma «non penso che le fumetterie chiuderanno mai» perché sono uno di quei pochi posti “nerd” dove poter incontare altri “nerd”. E ora è il concetto stesso di nerd che fa figo. E quello che “fa figo” tiene aperto.

La fumetteria è anche quel posto che ti aiuta a capire che non vuoi davvero leggere Wolverine “dall’inizio”. Il mio portafoglio – aggiungo io – deve molto a questo e altri consigli di questo tipo.

*titolo selezionato come esempio di un elenco molto più lungo

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