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It had to be Sakura – Combattere il caldo una gonnella alla volta

Cosa posso leggere sopra i 30 gradi?

Un fumetto non troppo impegnato.

La risposta è un po’ banale, ma non meno onesta. Un esempio concreto?

it Had to be Sakura, edito Reika manga.

Per chi scrive, anche noto come uno degli ultimi albi provenienti dalla liberia di Mattia. Prestiamoci libri e fumetti, è un gran metodo per sopravvivere ad agosto!

Eric è il protagonista di una storia che avrebbe voluto raccontarci le avventure di Sakura, ma che dovrà “accontentarsi” di mostrarci gli insuccessi di un ragazzotto con più capelli e un meno esile stacco di coscia.

Ciò che ci si presenta nell’introduzione alla miniserie, è una vicenda in cui le cose non vanno proprio come ci si aspetterebbe. Il tutto è molto più realistico delle coreografie majokko – genere a cui appartengono Doremi, Mewmew e compagnia danzante – a cui sembrerebbe far riferimento. Gli ingredienti sono gli stessi: un gatto, uno scettro imbarazzante ehm… scintillante e una copertina dai colori pastello. Gli elementi che hanno fatto la fortuna delle donzelle che vestono alla marinara ci sono e – sono felice di poter scrivere – le peripezie di questo cosiddetto perdente non sono meno interessanti della ricerca dei mistici tarocchi del destino. Tanto per storpiare il riferimento a un altro mostro sacro del genere.

Le ultime pagine ci lasciano con un risvolto da drammone lirico, spero solo che il volume 2 non si farà attendere quanto l’intervallo di alcuni di questi.

Quale che sia il genere in esame, meglio arrivare preparati

Dal niente che ne sapevo, ho imparato qualcosa sul manga “all’italiana” da diverse disegnatrici che cercano da tempo di mettermi del sale in zucca. Ciò che posso condividere di tanti incontri è l’intervista a una di loro, Federica di Meo. Spero che ascoltare le sue parole possa essere un’intro a chi – come me –  gradisce ripetizioni prima di partire in quarta con la lettura di un prodotto su cui non si sente preparato. Federica oltre a disegnare fumetti, insegna ad altri a fare altrettanto, ecco perché penso possa introdurre qualcuno al modo di raccontare una storia proposto nel numero 1 di it Had to be Sakura.

Ora non posso dire di essere un’esperta, ma sapendone più di prima, posso dire che dovrò scegliere un buon rappresentante del genere, potrò indicare anche lui. Anche se farlo, mi costringerà a indicare una costina che trovo più incresciosa di tanti pornazzi anni ’70. Zora la vampira, letto giusto qualche settimana fa e dal contenuto ben più pruriginoso, ha una costina più elegante. Per dire. Insomma, non vincerà un premio per la copertina più invitante, di certo non da me. Ma è un raro esemplare di fumetto che mi repelle al primo impatto, ma che mi porta ad attendere l’uscita di un volume 2 una volta terminato.

Quando sarete andati oltre la copertina, portrete arrivare anche alla mano del Nebbioso. Sceneggiatore prolifico di cui, per brevità, cito forse quello più recente e semplice da reperire: la Banda del pallone, Tunuè.

Per un ulteriore approfondimento su tutta la faccenda

Segnalo la diretta con entrambi gli autori, moderata dallo stesso Mattia citato a inizio articolo. Di tutto il video, svelo solo due dettagli sulla serie:  dovrebbe trattarsi di una sequenza da 3 volumetti al ritmo di circa uno all’anno. Per tutto il resto e per vedere il disegnatore all’opera, rimando al canale Momo’s warp per il video integrale, magari da ascoltare durante qualche attività altrimenti tediosa.

Il segno di Alen

Linee brevi e studiate, ecco una costante che ho percepito tra queste pagine. Per di più ho notato con piacere una certa varietà sul lettering dei baloon che be si adattano alla singola scena. Il tutto con un senso di leggerezza difficile da trasmettere a chi non abbia già sfogliato questo numero.

Ho trovato però alcune ingenuità che trovo tipiche degli occidentali e di chi lavora in digitale. Un paio di elementi fotografici inclusi direttamente e non disegnati a mano e qualche sfondo che scompare. Due elementi che non gradisco molto, ma che non credo saranno capaci di saltare all’occhio del lettore fin dal primo sguardo. In generale, forse il fatto che la storia saltelli tra il truculento e il vezzoso, fa sì che tra una pagina e l’altra possa anche cambiare sensibilmente il segno dell’autore, anche se la mano rimane la stessa.

La sensazione di straniamento immagino possa essere attenuata così: il disegnatore in esame ha un gusto eclettico che si evolve di giorno in giorno, anche a seconda dello sceneggiatore con cui lavora. Il che è qualcosa che ho concluso andando a spulciare il suo profilo Instagram con una selezione di sue opere precedenti. Nel solo numero uno cosa si può intuire di tutto ciò? Un personaggio entra in scena circondato dai fiori mentre alcuni mostroni usciranno improvvisamente da una pagina tanto nera quanto opprimente. Rendo l’idea? Tornando con più calma sulle singole vignette si può riconoscere una certa confusione di fondo su quale sia lo stile generale; sensazione capace di sparire, leggendo la storia tutta d’un fiato. Non la faccio lunga, vi lascio un video animato realizzato dallo stesso Alen in modo che possiate farvi un’idea voi stessi.


Tenetevi cari gli autori di questa cosa in casa Reika, confido nella vostra capacità di darmi un seguito.

Fatemi sapere se leggerete questo titolo prima che le temperature calino, fa sempre piacere avere conferma di non essere preda dell’ennesimo miraggio.

 

Published in Recensione fumetto

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