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le Malerbe – quell’erbacce della storia coreana che vanno preservate

Un passaggio necessario per aprirsi con l’esterno, è fare i conti con il proprio passato.
Nella selezione di titoli del Manwhatale ci sono frammenti dolorosi del passato coreano, questa è una delle scheggie più taglienti.


Nota per me: sottoporre la frase di apertura a qualcuno che abbia studiato più psicologia di me, per capire se c’è del fondamento in quel che ho scritto o se vado farneticando.

Si dice che in guerra e in amore tutto è lecito. Lasciando un attimo da parte il secondo, di certo qui si ha molto da dire sulla prima. I crimini di guerra sono una delle pagine più tragiche della storia dell’essere umano e quello rappresentato in Malerbe fa parte di quella triste selezione. Di cosa si saranno mai macchiati questi soldati? In realtà di tutta una serie di crimini, stando alle cronache. La cosa insolita è che si tratta di una pagina ben insabbiata dai coreani stessi che ne sono stati vittime. Non è questa la sede per improvvisare un elenco di accuse, ma l’intero libro è un dito puntato su una vicenda ben precisa: quella delle comfort women.

Se questa espressione non vi suggerisce nulla, vi consiglierei di affrontare questa lettura senza informarvi altrove, in modo da partecipare alla storia della sua protagonista senza “scorciatoie”. A questo punto credo sia chiaro che, per quanto questo post voglia rimanere sul neutro a tutti i costi, per quanto riguarda ciò-che-succede, la vicenda che vi è compresa non è frutto dell’inventiva dell’autrice, ma una pagina di storia, sottoposta al vaglio creativo del suo pennello.

Tralasciando quel-che-è-accaduto, c’è un aspetto che mi sento di commentare a corredo.
Una vita senza amore, in ogni sua forma, trovo sia tra le più difficili da portare avanti. E sono rimasta sinceramente stupita che ci siano dei personaggi in questa storia che, nonostante tutto, non decidono di togliersi la vita per porre fine alle loro sofferenze. Imputo questo non solo alla sensibilità del singolo, ma anche a un divario culturale notevole, che assume la forma di un diverso approccio esistenziale.

Indubbiamente ci sono morali più costruttive da trarre da questo graphic novel e ci sono altrettante conclusioni più felici, ma se devo scrivere la mia su questo argomento, questa è la cosa più sincera che mi viene da dire. Su tutti il mio pensiero va a Primo Levi il cui fardello non diventò più leggero con il passare degli anni lontano dal Campo di sterminio. Attingendo alla fiction cito volentieri questo passo che riporto a memoria, contando sulle molte visioni della pellicola:

Ci sono cose che il tempo non può accomodare / Ferite talmente profonde, che lasciano il segno – Frodo Beggins ne il Ritorno del re

La mano dell’autrice calca pochissimo sul pennello, lasciando la mano libera di seguire delle linee insolite per ritrarre le sue scene. Eppure, un po’ per via della punta larga, un po’ per l’inchiostro in sè, il segno che ne risulta è spesso, quanto la coltre di vergogna che pesa sui testimoni omertosi. Sul profilo Instagram dell’autrice è visibile proprio la sua mano, intenta a comporre un volto. Inserisco quel video e un articolo su di lei che ho trovato interessante, per chi volesse approfondire. In entrambi i casi, consiglio ancora una volta di tornare a quei link dopo la lettura.

Il lavoro che ne risulta, almeno secondo il mio gusto, non è “bello”. Ora che ci rifletto però, non c’è lineachiara che potrebbe rendere più leggera la Corea di quei giorni. A quel punto, se devo riflettere sull’immedesimazione consentita da uno stile di disegno rispetto a un altro, direi che quei kimono bitorzoluti – fatti di linee contorte – sono stati più che efficaci. Aggiungo un dettaglio che potrebbe essere influenzato dalla quantità di volte che ho riletto Maus; quando si ritraggono i volti di chi sia partecipe di cose dis-umane, ridurre un naso a un triangolo è anche ribadire che in quelle condizioni la caratteristica che si va perdendo, è proprio quel qualcosa che ci rende umani.

Letto in: Keum Suk Gendry-Kim, le Malerbe, Bao Publishing, 2019

Published in Manwhatale

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