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Manwhatale – intro e primi cenni di fumetto coreano con Gung

Dicembre 2021, come annunciato sulle mie pagine “social” comincia il Manwhatale. Su questo blog si apre così lo spazio per una sorta di ricerca dedicata al fumetto coreano. La rubrica prevede la condivisione di un titolo al giorno, per i 24 giorni del cosiddetto Avvento.

L’annuncio dell’operazione e i primi cenni sul metodo seguito sono qui:

Prima di raccontare un po’ il primo titolo selezionato, chi scrive ci tiene a condividere anche il lato oscuro dell’operazione. Quello che è successo tra la fine della fase di lettura-e-ricerca e la sua pubblicazione.

il momento prima di lanciarsi nel vuoto e dare in pasto un lavoro a quello spazio profondo che è l’internet

Ieri, come altre volte, ho pensato di usare la pubblicazione serrata di dicembre per chiudere le mie comunicazioni social. Chiudere baracca e burattini, infilare la testa in un buco nel terreno e – dal punto di vista della condivisione via internet – tacere per un po’. … O fermarmi ancora prima, lasciando tutto il Manwhatale in un cassetto. Poi ho instradato il mio ragionamento verso qualcosa di diverso.

È vero che i social network hanno dimostrato più volte di tirare fuori il peggio di molte persone, diventando piattaforme disgustose da cui spesso ci capita di volerci allontanare. Megafoni in mano a persone che sarebbe meglio si esprimessero solo sottovoce. In più, è sempre più frequente che anche chi vorrebbe trovare ciò che proponi, venga dissuaso da paletti più o meno visibili a occhio nudo. Se avete mai avuto queste perplessità sappiate che sono anche le mie.

Poi però mi son detta: se non pubblichiamo le cose che ci piacciono e che vorremmo trovare nelle bacheche altrui, chi lo farà?

E così ho deciso di rimanere ancora qui, tra le tante voci nel coro, a cantare la mia parte dello spartito. Citando Giorgio Gaber, con una frase che mi ritrovo a canticchiare nei momenti più svariati: “Libertà è partecipazione” e a questo voglio pensare quando pubblico cose. Non al frastuono in cui si disperderanno, ma alla libertà del singolo – e quindi anche mia – di potermi esprimere.

Sono consapevole della non-necessità di questa digressione, ma credo di aver imparato da persone più preparate di me che condividere anche le proprie perplessità e insuccessi è ciò che ci rende più umani, anche agli occhi di chi non ci conosce. Perciò sì, mi sono data a un discreto approfondimento sul fumetto coreano, ma come sempre il mio cervello si è impegnato per sabotare buona parte dell’operazione. Se questo post non finisce qui, è anche merito del resto della mia materia grigia.

Manwhatale giorno 1 di 24 – Gung

Parto con Gung perché l’edizione italiana di Flashbook ha qualcosa che tutti gli altri titoli non hanno: due parole ben scritte sulla storia della Corea. Conoscere la storia del paese d’origine di un fumettista non è necessario a comprendere la sua opera, ma credo che se qualcuno fosse così motivato da voler leggere tutti e 24 i titoli che prevede questa rubrica tematica, allora si troverà meglio partendo da qui, con in tasca un paio di coordinate spazio temporali.

Voglio solo anticipare che più mi sono addentrata nella storia della penisola formata dalle due Coree, più vi ho trovato somiglianze con la storia italiana. Presenze di totalitarismo, imposizioni dall’estero, conformazione geografica particolare etc. A voi la possibilità di dirmi che si tratta di pura suggestione. Io ci ho ritrovato alcune delle pagine più sanguinose della nostra storia, e questo mi è stato utile ad avere più chiare le ragioni di certe scelte fatte da uomini e donne armati di china.

gung-manwhatale-arsnoctis

Ora, al di là della lodevole postfazione di Nicola Fraschini (che può essere letta prima del contenuto del n.1 della serie) la storia nota all’estero come Goong è una macchina del tempo inceppata tra passato e presente, che ci mostra i suoi protagonisti incastrati tra la tradizione e il progresso di una città in piena espansione. Il matrimonio combinato di un giovane regnante è il pretesto per farci conoscere uomini e donne che vivono tra la volontà di compiacere le loro famiglie e la spinta verso qualcosa di diverso, che a volte non ha avuto ancora il tempo di assumere una forma definita o un nome. Credo di aver capito che questo accada più o meno nella vita di ogni coreano, anche il più progressista. E ho trovato interessante trovare tutto ciò in un fumetto che non è impostato come un titolo di grande riflessione.

Il segno dell’autrice si adatta bene a essere apprezzato anche a un pubblico abituato alla proposta grafica del fumetto giapponese. Le parti più comiche della vicenda prevedono addirittura quei volti superdeformati a cui proprio il manga umoristico è così devoto. Le fasi più drammatiche invece, assumono forma diversa, dando più spazio ai primi piani su unghie e occhiaie che sono elementi più caratteristici del fumetto coreano. Non posso dire di essere rimasta incuriosita a sufficienza da quest’opera tanto da proseguire verso i numeri successivi. So bene quale sia il livello di esigenza che sto raggiungendo, ma oltre quello, mi sembra di intuire che dare una possibilità a questo manwha non sia sbagliato, anzi, possa riservarci delle risate intelligenti che non è detto siano meno validi di tanti drammoni.

Se ti è piaciuto il primo numero del Manwhatale seguimi, ne ho in serbo altri 23!

Published in Manwhatale

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