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Navillera: dal manwha al K-drama su Netflix

Navillera ha visto un doppio successo, prima come fumetto e poi come opera originale da cui è stato tratto un K-drama ora disponibile su Netflix. Nelle righe che seguono di che si tratta e che impressione ha fatto non solo a me, ma anche a due amici a cui mi sono trovata a consigliarlo.

Per un’introduzione al mondo dei webcomic, rimando all’articolo Tower of god e il mondo dei webcomics coreani. Date quelle premesse per scontate, stiamo parlando di un manwha in 68 capitoli, disponibile su Tapas. La serie si è conclusa e a marzo 2021 ed è stata adattata da Netflix in una serie tv in 12 puntate. La scelta di animare dei disegni non optando per una serie di animazione, ma per una serie tv con attori in carne e ossa può sembrare insolita, ma è davvero molto diffusa in Corea. L’attore che interpreta uno dei due protagonisti della storia è già comparso in altre 2 serie tratte da progetti simili, tanto per intendersi.

Si tratta di un uomo che, compiuti i 70 anni, decide di provare qualcosa che lo ha sempre affascinato: il balletto classico. Chi si aspetta incoraggiamenti da amici e parenti, non è sintonizzato sulle stesse frequenze di questa cultura. Il rispetto per l’anziano però resiste e il giovane ballerino a cui viene affiancato il protagonista, dovrà seguirne gli allenamenti.

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Di cosa parliamo quando parliamo di K-drama?

Di un fenomeno impossibile da ignorare quando si tratti di intrattenimento coreano. Alcune serie tv sono tanto popolari da aver raggiunto – per lo più illegalmente – la vicina Corea del Nord, quasi impermeabile ai prodotti audiovisivi esteri. Pare che Squid game e titoli affini abbiano raggiunto le case di Pyongyang sottoforma di chiavette usb trasportate oltre la frontiera. Questo genere di storie, che abbondano tra i reportages su Youtube, sono capaci di trasportare gli occidentali fino alla Berlino pre anni ’90, divisa dal Muro. Paragonare le due Coree a Berlino Est e Ovest sarebbe un’ingenuità, ma quando si tratta di importare merci illegali per un regime, attraverso un confine ben delineato, l’eco delle sirene russe non può che farsi sentire.

Per un approfondimento sulle serie tv, si consiglia la visione della playlist su Youtube “K-dramas” dove Prismatic310 propone una selezione di titoli a cui lei stessa si è appassionata negli ultimi anni. Il mondo è tanto vasto da richiedere un approccio graduale. Procedere insieme a un altro occidentale, alla scoperta del fenomeno, sembra proprio una buona idea. Chi volesse procedere in autonomia, scoprirà che Netflix, e Rakuten Viki sono ricche di risposte. Qui ci limitiamo a constatare che il mondo delle serie tv ha ben attinto dal mondo dei fumetti, passando da un media digitale a un altro. Il fatto che il genere porti il nome di “drama” non deve far pensare a un unico tipo di prodotto, tuttavia l’impostazione drammatica è una delle più esplorate. Come mi è già capitato di scrivere, il tema di tutta una nazione non può essere uno solo, ma è fisiologico che ve ne siano alcuni ricorrenti. Qui il trailer Netflix di Navillera.

da: https://tapas.io/episode/2046869

Navillera e che impressione ha fatto a chi lo ho consigliato

Per questa seconda parte del post devo ringraziare gli autori di Moe, Mec e Stone – Marco e Gian Luca – che in un pomeriggio lavorativo hanno dedicato un pezzo della loro pausa pranzo a chiacchierare con me di omini danzanti.

La prima impressione che ho avuto consigliando un fumetto coreano a due persone che non ne facciano scorpacciate, è che mandare un link di un webcomic è molto più rapido che mandare qualcuno in fumetteria a recuperare dei volumetti. In questo caso avevo due persone ben abituate al mondo della nona arte, ma condividere tutto con due click ha comunque semplificato la logistica. In effetti, i primi confronti li abbiamo avuti proprio sul mezzo di fruizione di questo fumetto. Dalla direzione in cui procedere, a un lavoro che abbiamo immaginato si sia svolto a gran velocità, mi pare di poter scrivere che tutti ne siamo stati positivamente impressionati. Apprezzato anzi il fatto che tutto fosse palesemente pensato per essere letto in maniera fluida, anche meglio di alcuni ebook improvvisati partendo dal cartaceo. Primo impatto: molto buono. Anche l’app è piaciuta, soprattutto perché sembra proprio adatta alla lettura da ipad.

Il primo punto che ha fatto “un po’ strano” è stata una certa rarefazione dell’azione e dei dialoghi. Una scansione del tempo molto orientale, in un mondo 2.0 puntato all’ipervelocità. Non si tratta di un titolo particolarmente adatto a essere letto in metropolitana, quando la concentrazione disponibile è scarsa e il tempo è poco; il che è sembrato strano, passando per una app fatta per essere usata con una mano sola, in velocità. Non dico che si aspettassero di scommettere sulle corse dei cammelli, ma di certo non credo che si aspettassero un protagonista alle prese con la danza classica nella sua terza età. Un altro punto a favore, l’effetto sorpresa. Entrambi fanno molta fatica a immaginare un pubblico giovane interessato a vicende simili. Ed è bello che alcuni giovani siano stati capaci di smentirli in positivo. Io temo che il bell’aspetto di un giovanotto compensi per alcuni l’incanutimento dell’altro, ma io si sa… son la malpensante del gruppo.

da: https://tapas.io/episode/2093813

Sono stata io a far dar loro un’occhiata ai numeri di questa serie. Eppure tutti eravamo un po’ indietro quando si è trattato di trovare info sugli autori. Se ce ne fosse stato bisogno, abbiamo avuto la riprova che lo “star-system” dei fumettisti americani poco ha a che fare con quello orientale. Mi fa ridere che Marco si sia accorto di qualcosa che a me era completamente sfuggita: i disegni sono di una donna, “Jimmy”, e la sceneggiatura è di un uomo, “Hun”. La storia che ne risulta, in effetti, ha qualcosa in più di quello che credevo essere la prova di un autore unico. Provo a spiegarmi meglio, l’impressione è che alla base di questa storia ci sia una certa sensibilità per i piccoli gesti e le piccole scoperte del quotidiano; un occhio acuto, che rimane gentile, senza perdere di definizione. Scoprire che si tratta di due paia di occhi mi è stato utile a comprendere una dimensione che trovavo quasi leziosa se applicata a una persona sola.

Facevo una certa fatica a immaginare questa storia su carta, ora non più. In questa selezione abbiamo visto l’edizione cartacea di altri webcomic e loro due mi hanno spiegato che adattare questa storia dal verticale all’orizzontale, sarebbe lontano dall’essere inedito. Il passaggio “paro paro” non è possibile, ma le soluzioni ci sono eccome. Giusto per fare paragoni sobri, Gian si è dato a una breve digressione sullo spazio bianco, per come lo intendeva Toppi. Insomma, parafrasando le parole dei miei amici: il fatto che queste tavole abbiano come unico limite – anche spaziotempo – i confini dell’ internet, è un po’ come dire che non hanno molte delle barriere naturali che hanno imbrigliato anche alcuni degli autori più grandi. Anzi, risulta lodevole che siano stati in grado di darsi un limite e mettere la parola fine. La potenzialità di questo media è stata più chiara a loro che a me che lo bazzico tutti i giorni. A questo punto spero di poter consigliare presto un’edizione italiana cartacea a qualcuno che non sia avvezzo alla lettura via web.

Tutti e tre ci proponiamo di scoprire che fine farà questo barba bianca che si da ai plié. Ci aspettiamo grandi cose da lui e non escludiamo un rapimento alieno, giusto per smentirci quando abbiamo passato un’oretta a parlare di una storia quieta e pacata, non adatta ai ragazzetti.

Letto in: Jimmy – Hun, Navillera, Daum, 2016 (letto nella traduzione inglese, pubblicata su Tapas)

Published in Manwhatale

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