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Savage garden e lo zoo delle creature d’Occidente

Difficile che io legga cose per via di una moda letteraria del momento. Direi che l’eccezione alla regola può essere proprio uno dei mood che seguo di più su instagram, la cosiddetta Dark academia. A chi fosse in cerca di titoli inerenti, ma applicati alla narrativa, segnalo questa lista stilata dagli utenti di Goodreads. Savage garden è tra i titoli che inserirei a pieno titolo tra i fumetti che seguono questo filone. Dovesse interessarvi, sarà un piacere tentare di mettere insieme un elenco anche per la nona arte.

Lei si finge un lui. Lui frequenta un esclusivo college per soli uomini in Inghilterra. Confondersi tra i rampolli dell’alta società potrebbe non essere semplice per una ragazza di campagna, ancora prima dei timori di essere scoperta – e magari esplulsa – da un istituto in cui è cruciale che resti.

Se qualcuno mi chiedesse di sintetizzare la trama di Savage garden, scriverei questo. Messa nelle mani di Hyeon-Sook Lee, la cui mano è molto leggera, ogni vignetta diventa vagamente eterea. Il tutto è un po’ più luminoso di quanto io mi immagini essere stata l’Inghilterra del XIX, ma visto che la vicenda insiste su tinte piuttosto fosche, un po’ di luce in più risulta gradita. La disegnatrice è membro onorario di quello che potrei definire il club degli “Sfondo? no grazie”. A chi non sia abituato a leggere storie concentrate sui volti dei suoi protagonisti, segnalo che ogni tanto si hanno anche respiri più ampi in favore di infermerie e grandi navate. Qualche accenno di architettura e di paesaggio esterno è tutto il contesto che ci viene dato per contesualizzare la storia. Il resto è lasciato alla mimica e ai costumi.

Tra titoli simili, intravedo una certa voglia di fuggire dai propri problemi guardando all’Occidente. Possibilmente alle grandi glorie del passato. Immagino che per un Paese che non abbia vissuto in prima persona l’esperienza di diventare colonia dell’Impero britannico, il trucco sia tanto più efficace. A maggior ragione se considera il gusto per l’esotico che hanno moltissimi giovani coreani. Perché guardare alle glorie del passato altrui? Perché il proprio incombe sul proprio futuro e può star stretto. Questo è il filo conduttore che ho visto anche tra i giovani che fanno video su Youtube, una mentalità più progressista non è associata a una specifica ideologia politica, quanto – prima di tutto – a una certa esterofilia.

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Chi dovesse essere pratico di manga suppongo riconoscerà un certo senso di familiarità in questa storia. Esiste un’opera scritta e disegnata da una delle grandissime del mondo Giapponese, la Finestra di Orfeo, che quantomeno è simile. Direi che si tratta di un genere le cui radici vanno ben più lontano. È la solita commedia degli errori, il fatto che sia applicata due volte a collegi inglesi tanto affini, ovviamente rende il paragone più ovvio e automatico. Consiglio grande cautela nel paragonare i due prodotti editoriali. Per come la vedo io, Riyoko Ikeda e questa autrice coreana, non giocano nemmeno nello stesso campionato. Il dramma tra queste pagine lascia indietro la grande teatralità vista altrove e si abbandona a scene più incisive e dinamiche, figlie di un taglio più cinematografico.

Letto l’incipit della vicenda, avevo l’intenzione di andare subito verso i successivi. Cosa è intervenuto? Ho letto anche il numero uno di “Nobody knows”, altra creazione della stessa penna, a cui ho dato la stratosferica valutazione di 1 su 5 su Goodreads. Ecco, questo mi mette in guardia anche dall’eventuale china che potrebbe prendere la trama andando avanti. Chi avesse già letto altro scritto dalla sottoscritta potrà immaginare a cosa alludo: abusi psicologici. Chiamiamoli così tanto per trovare una definizione generica. Intravediamo già una certa attenzione al bullismo, alle prevaricazioni e alle costrizioni più varie di una società oppressiva, ma farei a meno di leggere un’altra serie in cui al lettore tocca sottoporsi alla psicoterapia che farebbe bene ai protagonisti.

È capitato che mi venisse chiesto quali siano le mie case editrici preferite in termini di fumetti e/o quali siano i miei problemi con questa e quella etichetta. Questo titolo è un buon esempio di alcune delle criticità che ho riscontrato nelle pubblicazioni di Goen. Una certa difficoltà a mantenere una cadenza regolare delle uscite, per dirne una. In questo caso si parla di una testata pubblicata tra il 2009 e il 2011 in Corea e serializzata dal 2013 a oggi in Italia. Con  Scrivo “a oggi” con un certo ottimismo, nel senso che il numero conclusivo è ancora mancante.

Scrivo questo post alla luce della lettura del n.1, ma non escludo di tornare a questo articolo tra qualche mese, se dovessi aver recuperato gli altri 6. In quel caso integrerò e commenterà la serie completa. Il volume uno non presenta pagine a colori.

Letto in: Hyeon-Sook Lee, Savage garden n.1, Goen, 2013

Published in Manwhatale

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