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Tag: vertigo

Vertigo, quella vertigine che non vuole andare via

Oggi scrivo di una delle mie case editrici preferite, Vertigo. La casa editrice che ha fatto del suo nome una terribile tautologia.

Secondo il mio ragazzo, non è rilevante che io scriva di trame e di date, quanto di ciò di cui posso scrivere solo io: le mie letture. Da qui il post di oggi. Chiedo scusa per il paio di foto con ragnatela omaggio, ma non ho ancora riaperto gli scatoloni.

Soffro di vertigini da anni, non quelle da anestesia citate da De Andrè, nè quelle indotte dai grattacieli, ma quelle causate da una combinazione nefasta di sensori anatomici che non vogliono saperne di funzionare. Insomma, conosco la materia e ho ben presente quella nausea latente, quella sensazione di sospeso che ti lascia in attesa di cadere o di cominciare a volare. Ecco la vertigine di cui vado a raccontare.

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Dalle pagine di Sandman universe n.1

Vertigo comics, casa editrice americana che è poco più giovane di chi scrive, è esperta nel trovare e proporre al pubblico autori e titoli in grado di sconvolgere e stupire quegli stessi lettori che hanno già lasciato la Sindone sulla loro poltrona. Non importa quanti fumetti si siano letti, senza passare da qui, è difficile poter dire di essere degli esperti.

Abbiamo tutti un amica/o che si mette alla prova con livelli sempre più alti di piccante. Dentro questa metafora, Vertigo è il nostro peperoncino Habanero. Forse non ci priverà del senso del gusto, ma quel pizzicore intenso sarà difficile da dimenticare.

Tenete a portata il vostro latte di mandorla, perché vado a cominciare con i titoli che ricordo di più di questa casa editrice.

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Il fumetto abbandonato: 100 Bullets di Azzarello Risso

100 Bullets di Brian Azzarello e Eduardo Risso, RW Lion (edizione italiana)

 

100 bullets vertigo RwLion


Trama
:

Una misteriosa organizzazione fornisce una valigetta contenente la prova schiacciante che qualcuno e non qualcosa, è stato la causa della rovina del nostro protagonista. Il tutto condito da una pistola e a 100 proiettili non tracciabili. Sarà cura di ogni protagonista decidere se e come impiegare i suddetti strumenti per approntare una vendetta coi fiocchi alle spese di chi credeva ormai di averla fatta franca.

Citazione che mi ha colpito:

“…no matter how bad your life really is…it’s still better than being dead.” [cap.3]

La mia reazione e perchè ne ho interrotto la lettura:

Probabilmente mi aspettavo qualcosa di diverso, credevo che fosse una storia di vendette mozzafiato e  decisioni catartiche, non uno spaccato straziante di vite vissute; di vittime che percepiscono la loro vita come priva di significato e che rinunciano a qualsiasi aspirazione che non sia la mera sopravvivenza. In un certo senso l’intera storia è concentrata più sui peccatori che sul peccato in sè, non è tanto importante cosa ti sia stato fatto, quanto cosa tu intenda fare al riguardo.

100 Bullets Vertigo RwLion

Trigger Warning: violenza

La parentesi da fare a questo punto è che non mi considero una lettrice particolarmente suscettibile, caratteristica che mi ha permesso più di una volta di amare fumetti Vertigo, ma questo fumetto è davvero violento. Voglio avvisarvi. Perchè non faccio riferimento a tette e sangue spiattellati su più tavole, faccio riferimento a disperazione, sudore, acredine e putrefazione, mi riferisco a sordidi piani, insensate ingiustizie, tremendi soprusi e ovviamente, efferati omicidi.

Il punto di oggi miei affezionatissimi è che questo fumetto non fa più per me, ma tenterò di farvi capire meglio se può essere invece adatto a voi.

100 bullets: Niente belletti

Il tratto e i colori usati sin dalla prima pagina ci gettano nei bassifondi, nelle tane della peggior feccia del genere umano, ci lasciano orfani di paesaggi idilliaci e chiariscono subito quale sia l’aria che tirerà nei capitoli successivi: si respireranno smog, tabacco e polvere da sparo in quantità, niente profumi, niente belletti. Perfino lo slang dei primi personaggi che ho incontrato è fitto di volgarità e sillabe raddoppiate, di suoni consonantici e gutturali, portandoci ulteriormente a grattare il fondo di questi spaccati violenti di vite vissute ai margini. Fino ad un momento di rottura in cui improvvisamente tutto cambia, per un verso o per l’altro.

[Io l’ho letto in inglese, ma immagino che in traduzione i toni risultino inalterati]

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