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the Swordsman – una spada al servizio del re Yeongjo

Intrighi di palazzo o spade fulminee? Con questo numero 1, è difficile prevedere verso dove penderà l’ago della bilancia. Nel dubbio direi che si potranno trovare gli uni e le altre. Una serie breve in grado di mostrarci un eroe che non fa parte dei principi azzurri che ci è dato conoscere in Europa e dintorni. La copertina parla chiaro: qui il focus è su guerrieri che masticano arti marziali.

Chi ha seguito l’Avvento dell’anno scorso potrebbe ricordare che quando si tratta di lunghi approfondimenti sui fumetti, non mi faccio mancare quelli storici. The Swordsman rientra nel profilo e propone la storia di uno dei grandi eroi della Corea. Lo sceneggiatore stesso, nella presentazione, ce ne parla come del Musashi Miyamoto coreano. In realtà trovare informazioni sensate su questa figura partendo dall’Italia non è per niente banale, quindi in buona parte conviene fidarsi dei suoi autori. Diciamo che sciorinare aneddoti su William Wallace e Michael Collins mi risulta un attimo più agevole che cercare cenni sulla vita di Baek Dong-soo.

Star comics ci trasporta nella Corea dei primi dell’800

Seul – XVIII secolo, si parte da una congiura la cui vittima è il figlio del re. Scortare quell’uomo verso la sua libertà è – al tempo stesso – la partenza della vicenda e la nascita di una leggenda personale. Se l’aspetto negativo della mancanza dei cenni storici condivisi può disorientare, è anche ciò che ci permette di arrivare alle sue pagine con la mente sgombra e senza tutte le sovrastrutture figlie di manuali e libri scolastici impolverati. Da questo pulpito, è anche più facile godersi i ritocchini fantasy che vengono proposti qui e lì. In nove albi forse non è possibile riassumere un secolo di cronache mondiali, ma molto può essere riferito a proposito di un tizio armato di spada.

Ho deciso di non continuarne la lettura perché nella selezione di fumetti coreani letti in preparazione del Manwhatale avevo trovato titoli che mi premeva di più continuare – e la vita dei lettori si sà, è fatta di scelte – ma penso abbia avuto e possa ancora avere, un ottimo riscontro da parte di lettori anche non abituati alle serie di cappa e spada “alla orientale”.

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I disegni di Hong Ki-Woo

Le tavole sono pensate per un pubblico che ricerchi scene di grande effetto, senza scadere necessariamente nel morboso. Gli sfondi compaiono quando non distraggano l’attenzione dai protagonisti ed esattamente quando gli autori intendano spostare l’interesse altrove. Gli espedienti visivi utili alla narrazione sono tutti ben dosati e rendono la lettura piacevole e meno prona ai fraintendimenti. L’uso della luce e delle ombre, soprattutto sui volti, crea dei chiaroscuro dai toni drammatici che risponde alle esigenze di chi è più probabile che si approcci a queste pagine. Nota interessante, la presenza di qualche onomatopea non tradotta, permette di osservare concretamente un po’ di alfabeto coreano. Gli amanti del dinamismo, troveranno qui pane per i loro denti.

Nota sulla reperibilità della serie: a differenza di altri titoli pubblicati un decennio fa, credo che sia probabile che la serie completa sia ancora ordinabile nella maggioranza delle fumetterie.

Letto in: Lee Jae-Heon – Hong Ki-Woo, the Swordsman n.1, Star comics, 2010

 

Published in Manwhatale

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